Rosolino: farò il trapianto di capelli
IL CAMPIONE SI CONFESSA SU OKSALUTE
Mio papà ha la piazza e le mie stempiature indicano che seguirò le sue orme. E l’aggravante è il nuoto.
La sveglia suona presto. Sbadiglio, mi stiracchio, su dalle lenzuola, pronto allo stretching a bordo vasca e poi dritto in acqua. Prima uno stop obbligato, davanti allo specchio. Uff: questa notte non ho dormito bene, guarda che occhiaie. Subito crema contro le zampe di gallina. Sì, sono vanitoso. Per me l’immagine è fondamentale, ci tengo un sacco. E se il giorno della gara non mi vedo le borse sotto gli occhi sono più contento. Ma in cima alle mie preoccupazioni estetiche stanno i capelli. Il mio incubo è diventare calvo. Mio papà ha la piazza e il mio destino è quello di seguire le sue orme. Lì, sulle tempie, qualcosa si vede già. Le ciocche si diradano, si assottigliano, si indeboliscono con facilità. Oltre alla predisposizione genetica ci si mette di mezzo il nuoto. Da quando sono ragazzino, ogni giorno ammollo nel cloro della piscina e in acqua otto ore.
AUTOTRAPIANTO - Contro l’alopecia non ci sono molti rimedi, so che goccine e compagnia sono è una lotta già persa in partenza. Ma di una cosa sono convinto: farò l’autotrapianto piuttosto che restare con la lampadina. Mi incolleranno bulbo dopo bulbo dalla nuca alle tempie. E amen. Di nuovo capellone. L’assillo della testa è cominciato quando ero poco più che un adolescente tutto allenamenti. La chioma lanciava qualche sos. Il cloro schiarisce, e io ero sempre più biondo. Fin qui nessun problema. L’altro lato della medaglia era che i capelli s’indebolivano a vista d’occhio. Quando passavo la mano in testa li sentivo fragili, soprattutto sulle tempie. Mi presi paura. Così, a meno di vent’anni, facevo visita al primo dermatologo, a Napoli. Una visita rapida, uno schemino per spiegarmi cosa mi sarebbe successo nel caso non avessi iniziato subito a curarmi.
PREVENZIONE - Prevenzione è diventata la parola d’ordine. Via di minoxidil e finasteride, i due farmaci che sono la terapia più indicata nelle prime fasi della calvizie. Il minoxidil si applica direttamente sul cuoio capelluto, con un piccolo massaggio, ogni sera, prima di dormire. Il finasteride invece si assume per bocca. A cicli alterni e combinati, li ho presi per qualche anno. Hanno funzionato: ho già staccato di dieci anni papà, che alla mia età era tale e quale a Bruce Willis. E il finasteride non mi ha mai causato quei tremendi effetti collaterali che i medici minacciano… Quali? Diminuzione della libido, difficoltà a mantenere l’erezione e via dicendo. Nel 2003 però ho dovuto smettere: la Wada (World anti doping agency) ha dichiarato il finasteride vietato per gli atleti perché maschera alcune sostanze considerate doping, per esempio il nandrolone. E non mi verrebbe mai in mente di mandare a monte mesi e mesi di lavoro in vista di una competizione come l’Olimpiade di Pechino perché risulto positivo a una piccolissima quantità di un medicinale anticaduta.
UNGUENTO PER LA PISCINA - Con questo non ho smesso di tenere a bada le stempiature. Niente shampoo miracolosi, integratori o cheratina, il mio segreto oggi è una crema barriera: un unguento che, tra tour de force in acqua e stress da gara, preserva i capelli dalle aggressioni. È come mettersi un solare, uno schermo contro il cloro. Poi, per lavarli, una volta al giorno uso una lozione che è un salasso per le tasche e una maschera rinforzante. Ci vuole metodo, pazienza e determinazione per mantenere intatta la mia zazzera bionda. Un po’ come conquistare una medaglia. Ma curare l’aspetto fisico direi che è un vizio di famiglia.
VANITÀ- Mia sorella Vanessa è maniaca quanto me di creme, cremine e balsami: invidia il mio costosissimo siero al caviale per il contorno occhi. Lo ammetto: sono quasi fissato. Non mi raperei mai i capelli a zero, tipo Ronaldo vecchia maniera, per non far vedere che mi sta venendo la piazza. La propria bellezza uno la deve vivere, percepirsela addosso. Io senza capelli non sarei a mio agio. Per questo l’autotrapianto mi aspetta dietro l’angolo. Perché Massi si sente Massi con tutti i suoi capelli a posto in testa. E dite pure che sono un narciso.
Fonte: OK Salute (luglio 2008)
Mio papà ha la piazza e le mie stempiature indicano che seguirò le sue orme. E l’aggravante è il nuoto.
La sveglia suona presto. Sbadiglio, mi stiracchio, su dalle lenzuola, pronto allo stretching a bordo vasca e poi dritto in acqua. Prima uno stop obbligato, davanti allo specchio. Uff: questa notte non ho dormito bene, guarda che occhiaie. Subito crema contro le zampe di gallina. Sì, sono vanitoso. Per me l’immagine è fondamentale, ci tengo un sacco. E se il giorno della gara non mi vedo le borse sotto gli occhi sono più contento. Ma in cima alle mie preoccupazioni estetiche stanno i capelli. Il mio incubo è diventare calvo. Mio papà ha la piazza e il mio destino è quello di seguire le sue orme. Lì, sulle tempie, qualcosa si vede già. Le ciocche si diradano, si assottigliano, si indeboliscono con facilità. Oltre alla predisposizione genetica ci si mette di mezzo il nuoto. Da quando sono ragazzino, ogni giorno ammollo nel cloro della piscina e in acqua otto ore.
AUTOTRAPIANTO - Contro l’alopecia non ci sono molti rimedi, so che goccine e compagnia sono è una lotta già persa in partenza. Ma di una cosa sono convinto: farò l’autotrapianto piuttosto che restare con la lampadina. Mi incolleranno bulbo dopo bulbo dalla nuca alle tempie. E amen. Di nuovo capellone. L’assillo della testa è cominciato quando ero poco più che un adolescente tutto allenamenti. La chioma lanciava qualche sos. Il cloro schiarisce, e io ero sempre più biondo. Fin qui nessun problema. L’altro lato della medaglia era che i capelli s’indebolivano a vista d’occhio. Quando passavo la mano in testa li sentivo fragili, soprattutto sulle tempie. Mi presi paura. Così, a meno di vent’anni, facevo visita al primo dermatologo, a Napoli. Una visita rapida, uno schemino per spiegarmi cosa mi sarebbe successo nel caso non avessi iniziato subito a curarmi.
PREVENZIONE - Prevenzione è diventata la parola d’ordine. Via di minoxidil e finasteride, i due farmaci che sono la terapia più indicata nelle prime fasi della calvizie. Il minoxidil si applica direttamente sul cuoio capelluto, con un piccolo massaggio, ogni sera, prima di dormire. Il finasteride invece si assume per bocca. A cicli alterni e combinati, li ho presi per qualche anno. Hanno funzionato: ho già staccato di dieci anni papà, che alla mia età era tale e quale a Bruce Willis. E il finasteride non mi ha mai causato quei tremendi effetti collaterali che i medici minacciano… Quali? Diminuzione della libido, difficoltà a mantenere l’erezione e via dicendo. Nel 2003 però ho dovuto smettere: la Wada (World anti doping agency) ha dichiarato il finasteride vietato per gli atleti perché maschera alcune sostanze considerate doping, per esempio il nandrolone. E non mi verrebbe mai in mente di mandare a monte mesi e mesi di lavoro in vista di una competizione come l’Olimpiade di Pechino perché risulto positivo a una piccolissima quantità di un medicinale anticaduta.
UNGUENTO PER LA PISCINA - Con questo non ho smesso di tenere a bada le stempiature. Niente shampoo miracolosi, integratori o cheratina, il mio segreto oggi è una crema barriera: un unguento che, tra tour de force in acqua e stress da gara, preserva i capelli dalle aggressioni. È come mettersi un solare, uno schermo contro il cloro. Poi, per lavarli, una volta al giorno uso una lozione che è un salasso per le tasche e una maschera rinforzante. Ci vuole metodo, pazienza e determinazione per mantenere intatta la mia zazzera bionda. Un po’ come conquistare una medaglia. Ma curare l’aspetto fisico direi che è un vizio di famiglia.
VANITÀ- Mia sorella Vanessa è maniaca quanto me di creme, cremine e balsami: invidia il mio costosissimo siero al caviale per il contorno occhi. Lo ammetto: sono quasi fissato. Non mi raperei mai i capelli a zero, tipo Ronaldo vecchia maniera, per non far vedere che mi sta venendo la piazza. La propria bellezza uno la deve vivere, percepirsela addosso. Io senza capelli non sarei a mio agio. Per questo l’autotrapianto mi aspetta dietro l’angolo. Perché Massi si sente Massi con tutti i suoi capelli a posto in testa. E dite pure che sono un narciso.
Fonte: OK Salute (luglio 2008)
Calvizie: interessa 11 milioni di italiani
Il problema è aumentato soprattutto fra le donne.
Sempre più ci si affida all'autotrapianto, specie tra gli uomini.
Circa 11 milioni di italiani sono colpiti in diverso modo da calvizie. «Un problema che, dal diradamento sulle tempie alla "chierica" vera e propria, colpisce alcuni giovani già a 20 anni, ma soprattutto il 40% dei 40enni, la metà dei 50enni, il 60% dei 60enni e così via». Lo afferma Michele Roberto, chirurgo plastico e docente di tecnologie biomediche all'Università di Bari, presidente della Società italiana per la cura e chirurgia della calvizie, in vista dell'11° Congresso internazionale dedicato al tema e in programma a Bari (27-29 maggio). «Molti giovani, ai primi segni di caduta dei capelli, si radono a zero, con il risultato che sembra di assistere a un'epidemia di calvizie».
AUMENTO TRA LE DONNE - Il problema è aumentato soprattutto fra le donne, aggiunge Roberto, anche per colpa di una serie di fattori come forte stress, lutti, eventi traumatici, malattie. «Ma la base, per uomini e donne, è genetica e ormonale», precisa Alessandro Littara, andrologo del Centro di medicina sessuale di Milano. «In alcuni casi - sottolinea l'andrologo - la perdita di capelli porta a un vero e proprio "complesso di Sansone", una forma di dismorfofobia che porta il paziente a non riuscire proprio ad accettarsi senza chioma».
AUTOTRAPIANTO - Sempre più italiani si affidano all'autotrapianto, soprattutto uomini. «Dopo l'esempio fornito da Silvio Berlusconi tre anni fa, da allora si registra una crescita del 15-20% all'anno», aggiunge Roberto. Si è scoperto che i capelli mantengono una memoria della zona di provenienza, per cui una volta impiantati dove scarseggiano, continuano a crescere senza essere influenzati dall'azione ormonale. L'intervento dura circa sei ore in anestesia locale: si possono impiantare circa 5 mila capelli. L'operazione consiste nel prelievo dei bulbi dalla zona della nuca, ricca di capelli, e nel loro trapianto in parti che ne sono prive (fronte o vertice della testa). Così si assicura una ricrescita di almeno il 90% dei capelli impiantati, che «durano» tutta la vita. «Tutti i periodi dell'anno sono buoni per l'intervento - conclude Roberto - ma bisogna tener presente che occorrono tre mesi per vedere i risultati».
BULBI IN LABORATORIO - Roberto dà notizia di una nuova tecnologia: cellule del bulbo capillifero coltivate in laboratorio per evitare o limitare il ricorso al prelievo nell'autotrapianto. «Si tratta di una sperimentazione preliminare, i cui risultati saranno descritti al congresso di Bari e che vedono l'Italia ai primi posti nella ricerca del settore», spiega Roberto. »In futuro questo approccio potrebbe consentire di avere a disposizione numerosi bulbi per facilitare l'autotrapianto in casi di calvizie importante».
(Fonte: Corriere della Sera - 22 maggio 2006)
Sempre più ci si affida all'autotrapianto, specie tra gli uomini.
Circa 11 milioni di italiani sono colpiti in diverso modo da calvizie. «Un problema che, dal diradamento sulle tempie alla "chierica" vera e propria, colpisce alcuni giovani già a 20 anni, ma soprattutto il 40% dei 40enni, la metà dei 50enni, il 60% dei 60enni e così via». Lo afferma Michele Roberto, chirurgo plastico e docente di tecnologie biomediche all'Università di Bari, presidente della Società italiana per la cura e chirurgia della calvizie, in vista dell'11° Congresso internazionale dedicato al tema e in programma a Bari (27-29 maggio). «Molti giovani, ai primi segni di caduta dei capelli, si radono a zero, con il risultato che sembra di assistere a un'epidemia di calvizie».
AUMENTO TRA LE DONNE - Il problema è aumentato soprattutto fra le donne, aggiunge Roberto, anche per colpa di una serie di fattori come forte stress, lutti, eventi traumatici, malattie. «Ma la base, per uomini e donne, è genetica e ormonale», precisa Alessandro Littara, andrologo del Centro di medicina sessuale di Milano. «In alcuni casi - sottolinea l'andrologo - la perdita di capelli porta a un vero e proprio "complesso di Sansone", una forma di dismorfofobia che porta il paziente a non riuscire proprio ad accettarsi senza chioma».
AUTOTRAPIANTO - Sempre più italiani si affidano all'autotrapianto, soprattutto uomini. «Dopo l'esempio fornito da Silvio Berlusconi tre anni fa, da allora si registra una crescita del 15-20% all'anno», aggiunge Roberto. Si è scoperto che i capelli mantengono una memoria della zona di provenienza, per cui una volta impiantati dove scarseggiano, continuano a crescere senza essere influenzati dall'azione ormonale. L'intervento dura circa sei ore in anestesia locale: si possono impiantare circa 5 mila capelli. L'operazione consiste nel prelievo dei bulbi dalla zona della nuca, ricca di capelli, e nel loro trapianto in parti che ne sono prive (fronte o vertice della testa). Così si assicura una ricrescita di almeno il 90% dei capelli impiantati, che «durano» tutta la vita. «Tutti i periodi dell'anno sono buoni per l'intervento - conclude Roberto - ma bisogna tener presente che occorrono tre mesi per vedere i risultati».
BULBI IN LABORATORIO - Roberto dà notizia di una nuova tecnologia: cellule del bulbo capillifero coltivate in laboratorio per evitare o limitare il ricorso al prelievo nell'autotrapianto. «Si tratta di una sperimentazione preliminare, i cui risultati saranno descritti al congresso di Bari e che vedono l'Italia ai primi posti nella ricerca del settore», spiega Roberto. »In futuro questo approccio potrebbe consentire di avere a disposizione numerosi bulbi per facilitare l'autotrapianto in casi di calvizie importante».
(Fonte: Corriere della Sera - 22 maggio 2006)
Trapianto capelli Berlusconi
Berlusconi, nuovo trapianto capelli. L'intervento è durato otto ore.
Il Cavaliere a Ferrara dallo stesso chirurgo che lo operò un anno fa. Il premier, pallido e con la testa bendata, esce a metà pomeriggio.Non può essere lui, il capo del governo, Silvio Berlusconi. Questo che esce dalla porta a fianco della Cassa di Risparmio di Ferrara, agenzia n.6, appare stravolto. Tiene la mano destra sulla spalla di un'atletica guardia del corpo e pure con l'altra mano si appoggia a quella schiena robusta. Ha appena finito il secondo trapianto di capelli, un anno esatto dopo il primo. Ha la faccia bianca, la testa reclinata a sinistra.
Fa quattro passi in tutto ma gli debbono sembrare un'eternità. Lo aiutano a salire su un fuoristrada, un Cheerokee nero. Mentre un agente apre la portiera dietro, lui si appoggia ancora alla schiena dell'altra guardia, adesso con le due mani una a fianco dell'altra. Lo tengono sotto le ascelle, quando entra nel gippone. Poi i vetri oscurati cancellano tutto. Ma non ci sono dubbi: l'uomo che barcolla e sembra davvero stordito, ed ha tutta la parte superiore della testa coperta da bende bianche inutilmente mascherate da una specie di papalina blu, è proprio Silvio Berlusconi, il Cavaliere.
Non dice una parola. Ha solo fretta di trovare un punto d'appoggio sicuro. Ha solo voglia di arrivare dove nessuno possa vederlo in queste condizioni. Ma fra qualche giorno riapparirà e dirà, come l'anno scorso, che "i capelli stanno crescendo meravigliosamente". E forse si vanterà ancora una volta di avere vinto il cancro e la calvizie. "Chi crede ci riesce".
In questo pomeriggio d'agosto, in una Ferrara splendida e deserta, il Cavaliere barcollante suscita tenerezza. È un uomo che soffre davvero e pensi che dopo un'operazione con anestesia dovrebbe essere in una clinica o in un ospedale per rimettersi in forze. Invece è qui che cerca di sfuggire ai cronisti e viene sballottato fra fuoristrada ed elicotteri per arrivare forse fra le mura protette di villa Certosa.
Via dall'ambulatorio, subito. In tv deve andare solo il "dopo", con una bandana che sembra uno scherzo e annuncia il prossimo apparire di una capigliatura da giovanotto (anche se gli anni sono ormai 69) e magari un ciuffo. La faccia del cavaliere sembra anche piena di stupore. Forse si chiede se era in caso di cercare, volere e pagare questa sofferenza.
Farà discutere, questa nuova operazione del premier. L'altro giorno non si è presentato al Consiglio dei ministri - doveva discutere di Antonio Fazio e della Banca d'Italia, non di noccioline - dicendo di avere febbre e mal di gola. Poi invece arriva a Ferrara per rimettersi in testa il suo sogno meraviglioso.
Un'operazione non si affronta in stato febbrile e allora è facile azzardare che i giorni di ritiro siano serviti alla preparazione dell'intervento. A quanto si è saputo l'operazione doveva farsi giovedì, ma poi Silvio Berlusconi ha deciso di rinviare a ieri, 5 agosto, Sant'Osvaldo "difensore della casa", dice il calendario. Forse per scaramanzia, ha scelto il primo esatto anniversario del primo trapianto.
Testimone dell'arrivo del Cavaliere in via Piangipane, nel "Poliambulatorio privato di Chirugia plastica ed estetica cervico facciale" del dottor Piero Rosati, è il signor Romano Caselli, assicuratore, che ha il suo ufficio nello stesso cortile. "E' sceso dalla macchina alle 8,40, aveva tre o quattro agenti di scorta, e sembrava volasse. Ha salito di corsa i gradini della clinica". La voce si sparge presto. Del resto, l'Audi di color grigio metallizzato è quella apparsa mille volte in tv e la presenza di uomini con l'auricolare è una conferma. La casa gialla del dottor Rosati (che già un anno fa smentì, confermò poi ancora negò di avere avuto sotto i ferri tale augusto paziente) è un supermercato della chirurgia estetica. La targa spiega infatti che qui si effettuano operazioni di "chirurgia plastica della testa e del collo", ma anche quella facciale e pure quell'"estetica del cuoio capelluto". Non si tralascia la "chirurgia cutanea". Il medico, professore a contratto all'ateneo di Ferrara, non è certo fra gli italiani che si lamentano del Premier: per stendersi sul suo lettino, dopo l'annuncio di un anno fa, occorre prenotarsi almeno sei mesi prima.
Alle 12,15 la moglie del dottore, su una Porsche Cayenne, va a prendere il pranzo. Tramezzini, panini, sfogliatine. Per medici, infermieri e per le guardie del corpo, non certo per il Cavaliere sul quale è già iniziato il trapianto - questa la tecnica del dottor Rosati - di capelli con bulbo e cute, il tutto preso dalla nuca. Un agente prende dall'auto della scorta una borsa di Foot Locker, negozi di abbigliamento sportivo, e si accendono le scommesse. "È andato a prendere la bandana". Alle 14 il barista del Kristal, di fronte all'ambulatorio, dice che una radio ha dato questo annuncio: "I ferraresi oggi non vanno al mare. Sono tutti in via Piangipane per vedere Silvio Berlusconi". Qualcuno passa in bicicletta, si ferma e guarda verso l'ambulatorio. Scuote la testa e riprende la propria strada. Ci sono 24 gradini, fra l'ingresso e la sala operatoria. Ogni tanto una ragazza li scende per portare i caffè a quelli della scorta, chiusi in una stanza a pianterreno.
Le tende chiudono le cinque finestre verdi dell'ambulatorio. Otto ore di attesa, con la macchina del Cavaliere lasciata davanti all'uscio. È solo un'esca. Silvio Berlusconi viene portato nell'appartamento del medico, scende una scala e alle 16 e 35 esce dalla porta accanto alla banca. Un attimo solo, come un flash.
(Fonte: Repubblica – 6 agosto 2005)