• 22 AGO 17

    La rivincita dei calvi capelloni con il bisturi

    Il commissario Montalbano non ci fa caso. Lui ha altri pensieri per la testa. Non così le migliaia di italiani che invece pensano solo alla testa, o meglio alle zone (più o meno ampie) del cuoio capelluto rimaste scoperte e si tormentano allo specchio finché prendono la decisione di andare da un chirurgo del capello. In Italia è boom degli autotrapianti delle chiome. La chirurgia della calvizie è diventata l’ intervento estetico più richiesto dagli uomini. Rapidamente si è passati dai circa 4 mila impianti del 1995, a quota 12 mila nel 2001. La più alta d’ Europa. Italiani primi, seguiti dai francesi e dagli spagnoli. Capelli nuovi grazie al chirurgo è la scelta anticalvizie, ma rigorosamente con impianti non acrilici.

    L’ imperativo è stato ribadito al congresso nazionale della Società italiana per la cura e la chirurgia della calvizie (Ishr). Gli specialisti del capello infatti insorgono sempre più decisamente contro le chiome artificiali. Messe al bando negli Stati Uniti, si rivelano spesso rischiose. «In tutto il mondo è condannato l’ uso del sintetico – ribadisce il chirurgo plastico Michele Roberto, docente dell’ Università di Bari, membro del direttivo dell’ Ishr – per il semplice fatto che a distanza di qualche anno dall’ impianto, da due a cinque anni al massimo, le protesi vengono rigettate. Ma questo è il meno. A noi preoccupa innanzitutto il fatto che gli impianti sintetici danno origine a infezioni, granulomi, perfino ulcere del cuoio capelluto, impedendo poi l’ eventuale autotrapianto». Il trapianto dei propri capelli naturali è scevro da queste complicanze? «Sì, il trapianto naturale è un atto di chirurgia che segue delle regole precise, privo di rischi ed elegante. Noi preleviamo dalla nuca dello stesso paziente capelli che poi impiantiamo nelle zone colpite da calvizie. I capelli quando ricrescono sono del tutto simili agli altri». Il risultato che si ottiene è veramente naturale? «è proprio così. Naturalmente qui entra in gioco anche l’ abilità del chirurgo e l’ impatto estetico che riesce a dare. Bisogna riuscire a impiantare un capello o massimo due per volta per ottenere un risultato naturale». Il capello prelevato dalla nuca e impiantato nella regione da rinfoltire inizia a crescere esattamente come tutti gli altri? «Nemmeno il barbiere dopo un po’ di tempo può distinguere i capelli impiantati da quelli primitivi». Il segreto è un trapianto monobulbare: come si procede durante l’ intervento? «L’ intervento inizia con il prelievo di una striscia di cuoio capelluto dalla nuca, cioè dalla zona i cui capelli non cadono mai, perché privi di recettori sensibili agli ormoni maschili». è da questa striscia che si ricavano i singoli bulbi? «Più che di bulbi parlerei di “unità follicolari”. L’ unità vitale del capello infatti è costituita da un sottile strato cutaneo, da una ghiandola sebacea e dalla radice di uno o due capelli. Questa unità è quella che garantisce la sopravvivenza del bulbo, la sua crescita e la sua riproduzione per tutta la vita. Impiantando l’ intera unità follicolare si è sicuri che i capelli non cadranno mai per il resto della vita». Che percentuale attecchisce? «La percentuale è molto alta. Va dal 90 al 95 per cento». Attecchimento assicurato, durata illimitata e risultato perfettamente naturale. La sfida è riconoscere un ciuffo trapiantato, da una chioma folta per dono di natura. La soluzione del caso, al commissario Montalbano.

    (Fonte Repubblica – 05 novembre 2002)